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ORBETELLO

Il comune di Orbetello, in provincia di Grosseto, si estende su un’area di circa 226 kmq. Per la sua posizione geografica Orbetello può a ben diritto essere eletto capoluogo della Maremma. Il paese di Orbetello è situato al centro della laguna omonima, suddividendola in due: laguna di Levante e laguna di Ponente.

Il testo di seguito riportato è stato prelevato dal sito ufficiale del Comune di Orbetello, mentre le foto sono di proprietà del webmaster; per visualizzare altre foto cliccate il link immagini.

Per gli alberghi Orbetello, per gli agriturismi Orbetello e per i ristoranti Orbetello

In diverse località della Maremma (Montebamboli, Ribolla, Baccinello) sono stati rinvenuti, nella seconda metà dell'ottocento, resti di Oreopithecus Bambolii del paleolitico inferiore. Tali resti, discretamente conservati, sono stati ritrovati in strati di terreno appartenenti al Miocene, periodo in cui presumibilmente la penisola italica era costituita da isole. Gli studi scientifici non hanno ancora stabilito se l'Oreopithecus Bambolii sia un progenitore della scimmia antropomorfa o della scimmia catarrina. Risalente a questo periodo è un Amigdaloide (grosso ciottolo forgiato in forma allungata ed appuntita) rinvenuto sul territorio grossetano. Nel Paleolitico medio e superiore la presenza umana si fa più cospicua e ciò è evidenziato dai numerosi ritrovamenti di utensili di vario genere, lungo l'Ombrone, a Castel del Piano e a Bagnolo, che denunciano, altresì, una notevole evoluzione della cultura. Nel Neolitico (ca. 9000 anni fa) la scheggiatura della pietra porta a realizzazioni di utensili indubbiamente più raffinati. La pietra viene levigata anche oltre i limiti della funzionalità, pertanto assume un aspetto esteticamente gradevole. Nell'età del bronzo (II° millennio AC) si ha uno sviluppo dell'agricoltura che porta l'uomo a spostare i suoi insediamenti dalle caverne alle capanne circolari od ovali con le pareti di argilla, sorrette da pali piantati nel terreno, e con il tetto conico. Più capanne raggruppate insieme danno vita ai primi villaggi agricoli circondati da trincee di difesa e gli abitanti sono suddivisi in classi sociali. Nella realizzazione degli utensili si passa dall'impiego della pietra all'uso, dapprima del rame nativo (presente in buona quantità in Maremma), poi fucinato e da ultimo fuso con lo stagno per formare il Bronzo, lega assai più dura del rame semplice. E' a questo periodo che risalgono i primi reperti di ceramica bucchera caratteristica per il suo nero lucente.

Nell'età del ferro (I° millennio AC), giunta con un ritardo di secoli rispetto all'Egitto ed alla Mesopotamia, gli stanziamenti si localizzarono tra il Fiora e l'Albegna. Nella Maremma, a ridosso della fascia montana, si sviluppò la civiltà appenninica presso la quale il culto dei morti era particolarmente praticato, come risulta dai rinvenimenti di cadaveri inumati. Ritrovamenti di necropoli mostrano la particolare dedizione al culto dei morti e l'uso di incinerazione (deposizione delle ceneri del defunto in urne biconiche) oltre a quello precedente dell'inumazione. E' di questo periodo la civiltà villanoviana, così chiamata perché le sue prime tracce sono state rinvenute a Villanova, vicino Bologna. I villanoviani si stabilirono in Maremma, zona pressocché disabitata, perché, essendo già esperti delle tecniche metallurgiche, presero a lavorare il ferro dell'Isola d'Elba e delle Colline Metallifere. Le origini di Orbetello risalgono dunque al periodo tardo-villanoviano (VIII secolo a.C.) e le ricche necropoli orientalizzanti e arcaiche si estendevano lungo l'istmo in varie località. Vari ritrovamenti di utensili, nonché la presenza delle mura di cinta testimoniano che la città fu abitata dagli Etruschi almeno fin dal VII sec. a.C. La città, corrispondente all'abitato attuale, conserva la cinta muraria del IV secolo a.C. Il Museo Civico di Orbetello e periodicamente la ex Caserma Umberto I di fronte al Duomo espongono i reperti archeologici del territorio comunale. La particolarissima conformazione geografica della penisola di Orbetello ha contribuito a farne un territorio ambito, rappresentando un valido approdo navale ed un fiorente punto commerciale.

Al controllo dei territori di Orbetello si avvicendarono, nei secoli, molti popoli, dai Romani ai Bizantini ai Longobardi. Gli scavi incontrollati dell'800 e l'espansione del centro urbano fuori delle mura hanno portato alla perdita totale delle necropoli di cui non resta alcuna traccia, anche per la fragilità delle strutture tombali antiche. Scavi nel centro storico hanno invece scoperto edifici databili a partire dall'inizio del VI secolo a.C. che si affacciavano sulla laguna. Si tratta forse di magazzini legati all'attività portuale di Orbetello, a cui probabilmente il centro doveva la sua ricchezza. Con i primi decenni del V secolo si arresta ogni documentazione dalle necropoli e anche gli edifici scavati nel centro sembrano abbandonati. Anche Orbetello segue quindi la sorte di quasi tutti i centri minori del vulcente (da Marsiliana a Poggio Buco e da Talamone a Saturnia). Tutto il territorio subisce una profonda ristrutturazione che si suppone guidata dalla metropoli Vulci, con l'apparente finalità di eliminare ogni centro di potere concorrente e di ottenere quindi un controllo assoluto fra l'Arrone e la valle dell'Albegna. A metà del IV secolo a.C. circa Orbetello, come Talamone e Saturnia, venne rifondata e fortificata con la cinta muraria ancora visibile in opera poligonale di grandi blocchi di arenaria. Questo circuito ha conservato fino a tempi relativamente recenti la funzione di fortificazione. Non sono mai state trovate mura poligonali lungo il lato verso terra, dove furono poi costruite le mura bastionate senesi e poi spagnole. Le necropoli orbetellane di questo periodo, dislocate sempre lungo l'istmo, restituiscono corredi funerari con ricchi ori ellenistici, tipici dell'aristocrazia del tempo e analoghi a ritrovamenti nelle necropoli vulcenti e di Talamone. La storia di Orbetello successiva alla conquista romana (280 a.C.) appare sfuggente. Il centro, certamente sotto lo stretto controllo della colonia di Cosa, fu lasciato probabilmente agli indigeni vinti, gli Etruschi, privati delle terre migliori a favore dei coloni romani. Nei secoli successivi andarono gradualmente in disuso la lingua e la scrittura etrusca, fino alla completa fusione fra Etruschi e conquistatori, fenomeno comune a tutta l'Italia e sancito poi (I secolo a.C.) dall'ampliamento della cittadinanza romana a tutti gli abitanti della penisola. Le posizioni contrapposte di Orbetello etrusca e Cosa romana hanno fatto riconsiderare la vecchia ipotesi ottocentesca che il nome etrusco di Orbetello fosse CUSI o CUSA. Il nome non è testimoniato direttamente, ma può essere ricostruito in base ad alcune parole derivate che compaiono su iscrizioni etrusche. I Romani, come nel caso di Volsinii Veteres-Orvieto e Volsinii Novi-Bolsena, avrebbero dato alla nuova colonia il nome della vicina più antica città. All'età repubblicana (II secolo a.C.) si riferiscono alcuni ritrovamenti sporadici riferibili ad un'area sacra e ad una stipe di oggetti votivi localizzabili nell'area del vecchio ospedale.

Della città di Orbetello per un lungo periodo storico non si hanno notizie precise fino all'anno 805, data in cui nella Bolla Leonino-Carolingia Carlo Magno e papa Leone III la donarono all'Abbazia delle Tre Fontane. In seguito subì le vicende dell'area circostante: nel XIII secolo di fatto era nel dominio degli Aldobrandeschi e all'inizio del XIV fu conquistata dal Comune di Orvieto. Nella seconda metà del XIV secolo passò agli Orsini di Pitigliano. Dal 1410 al 1414 fu posseduta dal re di Napoli Ladislao, mentre nel 1417 Orbetello fu conquistata dai senesi con la costruzione di nuove mura. Nel 1557 fu fatta capitale del nuovo stato spagnolo dei Presidi ed è proprio a questa fase storica che risalgono gran parte delle fortificazioni ancora conservate che, insieme con quelle dell'Argentario, trasformarono questo tratto di costa in un enorme macchina da guerra. Dopo lo stato dei Presidi si insediarono ad Orbetello gli austriaci nel 1707 e i Borboni di Napoli nel 1736. Tornò provvisoriamente toscana con Napoleone nel 1801 ed in modo definitivo con la restaurazione. Nel 1860 con il plebiscito Orbetello veniva annessa al regno d'Italia.

Il 7 Maggio del 1860, a Talamone, un paesino sulla costa tirrenica vicino la cittadina di Orbetello, arrivarono due grosse navi a vapore. Si trattava della Lombardo e della Piemonte, entrambe di proprietà della società Rubattino e rubate due sere prima dal porto di Genova, dove si trovavano ormeggiate. Questo furto fu inscenato con l’accordo di marinai, le guardie del molo, i proprietari e, ovviamente, i ladri; in quanto con quelle navi si sarebbe dovuta compiere una spedizione che minacciava di innervosire notevolmente gli austriaci, che a loro volta avrebbero potuto rifarsi sulla società Rubattino. Poco dopo l'attracco, una barca trasportò immediatamente il comandante del porto e quello del forte, entrambi con tanto di feluca e veste ufficiale, a bordo della Piemonte, dove ad attenderli trovarono Giuseppe Garibaldi in persona. Nella conversazione che seguì, l'eroe dei due mondi, dovette spiegare il motivo di quella visita. Assieme ad altri 1150 uomini circa, Garibaldi era partito da Genova per raggiungere il Regno delle due Sicilie e lì fomentare la rivolta che avrebbe portato l'Italia del sud nel regno dei Savoia. L'Unità d'Italia era lo scopo di questa impresa, concepita da Francesco Crispi e Rosolino Pilo, che presero entrambi parte alla spedizione, il primo tornando anche indietro, il secondo cadendo invece durante la presa di Palermo. Durante la sosta a Talamone si dovette ovviare anche ad un altro problema, quello delle armi, senza le quali vincere una guerra sarebbe diventato alquanto difficile. Dal castello di Talamone ne arrivarono un po', ma dato che Orbetello non era affatto lontano, il colonnello Turr, raggiunse la cittadina in riva alla laguna, incontrandosi con il comandante della fortezza. Il tenente-colonnello Giorgini di Orbetello si vide arrivare l'aiutante di campo di Garibaldi che gli chiese le munizioni e le armi per far insorgere il Regno delle due Sicilie e costruire l'Unità d'Italia. La Spedizione dei mille ottenne tanto le armi quanto le munizioni, e Garibaldi si dimostrò profondamente riconoscente verso questo ufficiale orbetellano che, per quel gesto, sarebbe andato incontro ad un bel po' di guai. Giorgini fu infatti imprigionato nella fortezza di Alessandria e dovette aspettare diversi mesi per poter essere liberato, con la pena cancellata dal tripudio sprigionatosi per il Regno d'Italia. Anche Porto Santo Stefano, infine, fu chiamato a dare il proprio contributo. Prima di partire verso la Sicilia, infatti, Gerolamo Bixio, detto Nino, raggiunse i magazzini del porto di Monte Argentario per fare il carico di carbone.

Furono quattro le crociere nelle quali Italo Balbo coinvolse la città di Orbetello:

1. 1928 - Crociera del Mediterraneo Occidentale (Orbetello-Los Alcazares);
2. 1929 - Crociera del Mediterraneo Orientale (Taranto-Odessa-Orbetello);
3. 1930 - Prima Crociera Atlantica (Orbetello-Rio De Janeiro);
4. 1933 - Seconda Crociera Atlantica (Orbetello-Chicago- New York-Roma).
 

Nel 1928 nacque l'idea di organizzare al posto di lunghi raid individuali delle crociere collettive, questo con il duplice fine di addestrare i reparti di volo dell'allora Regia Aeronautica e di riscuotere il successo internazionale con un raid in formazione, immagine di una moderna ed efficiente aviazione. Ad organizzare l'impresa il sottosegretario al Ministero dell'Aeronautica, Italo Balbo, chiamò il generale di brigata Francesco De Pinedo, noto per il suo Raid Roma-Melbourne-Tokio-Roma. Per questo primo raid la rotta scelta fu: Orbetello, Elmas, Pollensa nelle Baleari, Los Alcasarez, Puerto Alfaques, la laguna di Berres vicino a Marsiglia e il ritorno ad Orbetello. Nella laguna di Orbetello (GR) si riunirono tutti gli aerei partecipanti all'impresa: 51 S.59 bis, otto S.55, un Cant 22 e un S 62. Agli S. 55 fu assegnato il ruolo di trasporto di personalità, soccorso e officina. La mattina del 25 maggio 1928 la Crociera ha inizio e lo stormo decolla con destinazione la laguna di Elmas in Sardegna. Il 27 si riparte per le Baleari, il volo procede regolarmente ad eccezione di una breve sosta da parte di un 55 per problemi ad un motore. Poco prima di Pollensa una formazione spagnola rende onore ai piloti italiani scortandoli fino all'ammaraggio. Il 28 maggio 1928 la meta della tappa successiva fu Los Alcazares in Spagna, il vento forte rende problematiche l'ammaraggio e il flottaggio degli idrovolanti. Nello stesso periodo si consuma la tragedia del Dirigibile Italia sui ghiacci polari, Umberto Maddalena viene richiamato a Sesto Calende per organizzare la spedizione di soccorso agli uomini della Tenda Rossa, il suo S55 I-SAAT ripartirà per la Baia del Re. La trionfale crociera continua verso Port Alfaques, raggiunta il 31 maggio e le cattive condizioni meteo non fermano la tappa successiva: Marsiglia. Dopo un passaggio in formazione sulla città gli idrovolanti francesi scortano i nostri all'ammaraggio nello stagno di Berre. È il 2 giugno quando avviene il rientro ad Orbetello. In totale gli S.55 percorsero oltre 3000 Km senza incidenti e per l'industria aeronautica italiana fu un vero successo. L'ottima riuscita dell'impresa fu di stimolo per la realizzazione di altre crociere, l'anno successivo gli S.55 partirono per la Crociera del Mediterraneo Orientale: Grecia-Turchia-Romania-Bulgaria-Russia. Nel 1930 all'idroscalo di Orbetello venne fondata la scuola di navigazione di alto mare, qui si formarono gli uomini per le due trasvolate oceaniche la Crociera Italia-Brasile alla fine del 1930 e la Crociera in Nord America nel 1933 in occasione dell'Esposizione Universale di Chicago. Quest'ultima fu un vero trionfo per le ali italiane tanto che ancora oggi in USA per indicare una formazione di aerei si usa il termine "Balbo".

Nel 1925 si concretizzò l'instaurazione del regime fascista di Benito Mussolini con la soppressione delle libertà costituzionali, in primo luogo quelle di parola e di stampa. Ad Orbetello, come del resto in tutti gli altri comuni di questo Paese, già non c'era più né Sindaco né Consiglio comunale, democraticamente eletti e al loro posto si trovava il Podestà, uno dei simboli di questo regime. Nell'inverno del 1930 iniziò, intorno alle acque della laguna di Orbetello, l'avventura dei 14 idrovolanti S55 che sorvolarono l'Atlantico fino a raggiungere il Brasile sotto ordine del comandante Italo Balbo, ansioso di partire. Purtroppo, quando tutto era ormai pronto, le pessime condizioni atmosferiche per tutta la lunghezza del tragitto, negarono la desiderata partenza. Così la mattina di mercoledì 15 dicembre, data fissata per prendere quota, vide tornare tutti alle ordinarie mansioni. La mattina del 16 non registrò alcun miglioramento climatico, perciò le squadriglie degli S55 furono costrette a rinunciare ancora una volta ad alzarsi in volo. L'attesa terminò solo il giorno seguente, venerdì 17. Alle 4 in punto della mattina suonò la sveglia ai 56 trasvolatori divisi in 14 equipaggi; l'idroscalo "Brunetta" era ancora immerso nel buio, con la luce intermittente dei riflettori che illuminava i velivoli ancora coperti. Di certo Italo Balbo, che aveva scelto come punto di partenza la laguna di Orbetello per l'amore che nutriva per questo posto, avrà sentito una forte emozione al momento dell'alzabandiera. Fu, infatti, proprio il suo aereo il primo ad alzarsi in volo, alle 7 e 45, seguito immediatamente dagli altri compagni di viaggio che con lui avrebbero percorso i 10.400 chilometri che li separavano da Rio de Janeiro. Soltanto 10 dei 14 idrovolanti che si alzarono in volo arrivarono in America meridionale, gli altri andarono invece incontro ad un esito diverso, per alcuni di loro, tragico. Un intero equipaggio morì, infatti, in un decollo fallimentare, a seguito del quale l'apparecchio ricadde subito dopo essersi alzato. In circostanze analoghe perse la vita un altro trasvolatore, mentre gli altri due aerei che non arrivarono a destinazione, mancarono di poco la meta, cadendo in mare prima del compimento dell'ultima tappa, quella che li avrebbe portati da Bahia alla capitale brasiliana. Alle 16 e 10 dell'11 gennaio 1931, nei cieli di Rio, quei motori in cui rombavano 1200 cavalli, annunciarono l'arrivo dei trasvolatori partiti da Orbetello al seguito di Italo Balbo, il primo che alle 16 e 35 toccò terra. A conti fatti fu un bel successo anche per gli idrovolanti modello S55, che una commissione ministeriale aveva a quei tempi definito "un ozio della mente", in quanto si trattava, in effetti, di macchine piuttosto particolari con "due eliche e una sola ala" al posto della consueta combinazione "un'elica e due ali". Tuttavia il desiderio di dimostrare il proprio valore ad una platea di scettici garantisce la forza per fare qualsiasi cosa, anche attraversare l'Oceano.

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