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STORIA DI ANSEDONIA
Definire Ansedonia “la perla del Tirreno”
non penso possa essere considerato un eccesso di amore o di passione per
una località così bella e a me tanto cara. Credo infatti che tale
definizione sia l’unica in grado di esprimere sinteticamente quell’armonia
tra natura e paesaggio, da una parte, e presenza dell’uomo e turismo,
dall’altra, che si è pienamente realizzata in Ansedonia e che purtroppo in
altre zone d’Italia non sempre è possibile riscontrare. Navigando in
internet mi capita di visitare siti che parlano di altre località
turistiche italiane, i quali giustamente definiscono la “loro” località la
perla ora del Tirreno, ora dell’Argentario e così via. Beh credo che non
ci sia niente di più vero! Girando infatti per la nostra splendida
penisola mi sono reso conto che l’Italia può essere paragonata ad una
bella ed elegante signora che porta al collo una grande e preziosa collana
di perle. Ma siccome per storia e tradizione familiare conosco bene la
località di Ansedonia
e, più in generale, l’Argentario
e la Maremma ho
ritenuto giusto concentrare la mia attenzione su questa parte della
Toscana, molto conosciuta e apprezzata anche all’estero.
La stessa storia
degli ultimi cinquant’anni della mia famiglia è legata a doppio filo a
quella di Ansedonia, così come la conosciamo noi oggi; e proprio per
questo ho avuto la possibilità di raccogliere una serie di notizie,
informazioni, foto e riviste d’epoca riguardanti la zona; e la storia di
Ansedonia negli anni è giunta a me attraverso i racconti di mio padre,
Paolo, e
delle sue sorelle.
Era la fine degli anni ’40 e ad Ansedonia gli unici
edifici presenti erano, esclusi i resti della città di Cosa, tre torri: la
Torre San Biagio , la
Torre San Pancrazio e la
Torre Puccini. La Torre
Puccini, situata proprio sulla riva della spiaggia della Tagliata, che
risale al secolo XV prende il nome dal celebre compositore toscano che vi
amava soggiornare e sembra che proprio qui prese ispirazione per
realizzare una delle sue opere più famose: la Turandot. La Torre San
Biagio, antica torre senese a picco sul mare detta anche di San Pancrazio Vecchio,
che ai tempi delle incursioni saracene costituiva, data la buona
posizione, un ottimo punto di avvistamento e di difesa. Ed, infine, la
Torre San Pancrazio quasi a livello del mare e dalla particolare forma
circolare. A
cavallo tra gli anni ’40 e ’50 inizia la storia di Ansedonia, come
località turistica, quando mio nonno,
Guido Tarantelli,
noto ingegnere romano, colpito dalla straordinaria posizione del
promontorio sul quale sorge Ansedonia e dalla stessa suggestione del nome
(Ansedonia significherebbe secondo alcuni “Ansa del Piacere”, dal greco
“anse” “edonè”) si innamorò di questa collina completamente incolta e
selvaggia, come d’altronde era allora gran parte della Maremma, e
intravide con molta lungimiranza la possibilità di realizzare, aiutato
dalla bellezza dei posti , una meta di villeggiatura che col tempo sarebbe
diventata, ma ahimè egli non potè godere a pieno di questo risultato, una
tra le più rinomate ed esclusive della nostra penisola. Prese il via così
il progetto che mio nonno aveva in mente: la costruzione di una località
turistica, a poca distanza da Roma, immersa in una natura incontaminata e
circondata da fondali marini limpidissimi, con l’impegno di non rovinare e
deturpare il paesaggio naturale che fino a quel momento aveva contribuito
a diffondere la voce dell’esistenza di un autentico paradiso.
Intorno alla fine degli anni quaranta
mio nonno, Guido Tarantelli, acquistò l'intera collina di Ansedonia e
iniziò subito a lavorare alla realizzazione della sua opera, ANSEDONIA,
dedicandole numerose energie, la maggior parte del proprio tempo,
investendo ingenti capitali propri, ma, soprattutto, mettendovi tanto,
tanto amore.
Nasce così ANSEDONIA! Beh detta
così è semplice, diciamo che prende l'avvio il progetto per la costruzione
di ANSEDONIA.
Chi conosce
ANSEDONIA
sa benissimo che la caratteristica, la peculiarità che rende magico questo
posto sta proprio nella semplicità delle sue costruzioni, della sua
architettura, per niente invasiva e deturpatrice del paesaggio; semplicità
che talvolta si traduce in scomodità per i suoi visitatori che si trovano
ad affrontare i difficili passaggi per le strette vie della collina. Ma proprio per questo,
anche per la sua scomodità, è bella
Ansedonia; e
proprio per questo ha potuto preservare negli anni l'incontaminata
bellezza.
Certamente
non si poteva dare l'avvio alla costruzione delle ville senza prima creare
tutte le infrastrutture necessarie per la vita di un centro abitato; così
mio nonno costruì un acquedotto, una rete stradale ed una rete di distribuzione di
elettricità. A ciò accompagnò una poderosa opera di rimboschimento sulla
collina brulla con essenze mediterranee (nella foto sopra si può avere
un'idea della vegetazione inesistente nei primi anni cinquanta).
Prendeva così le sembianze
ANSEDONIA, con la
usa suggestiva e
panoramica
rete stradale che si distende su tutta la collina, con un dolce
altalenarsi nel mezzo delle ville. E uno di questi viali, costeggiato "da
un duplice filare di cipressi", mio nonno volle amorevolmente dedicare
alla propria madre, Rosa (viale Donna Rosa).
Siamo
nei primi anni cinquanta e si fa sempre più forte la richiesta da parte di
attori, registi, uomini d'affari, industriali e politici che desiderano
ritagliarsi un piccolo spazio in questo autentico paradiso. Oltre alla
costruzione di tutta Ansedonia, secondo uno stile raffinato e attento alle
esigenze ambientali e paesaggistiche, mio nonno si preoccupò anche di
creare e di favorire la nascita e lo sviluppo di un ambiente culturale,
attraverso la promozione di concerti, recite e manifestazioni che si
svolgevano anche tra le rovine dell'antica città di Cosa.
Negli anni crebbe la popolarità della bella
Ansedonia, con il suo nome sulle cronache mondane estive di tutti i
principali giornali d'Italia, e non solo. Non fece però in tempo mio nonno
a godere appieno dei risultati che il suo ingegno e che la sua
lungimiranza erano riusciti a produrre. Infatti nel 1961 scomparve
prematuramente, lasciando incompiuta la sua opera.
Il resto è la storia recente di Ansedonia. I
suoi problemi, i volti nuovi che sono arrivati e qualcuno dei suoi primi
abitanti che, invece, ha preferito abbandonare. |
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